La storia di questa mamma è iniziata con tanta sfiducia, ma anche con due piccoli segnali arrivati quasi per caso e la decisione di chiedere una consulenza al CFA. Da quell’incontro è cominciato quello che lei stessa chiama il suo “viaggio della speranza”. Questa è la sua storia…
“Molti medici mi dicevano che era impossibile per me avere un figlio. Ho scoperto il centro per puro caso: prima un ciuccio con un nastrino azzurro trovato per strada, poi un video su TikTok di una ragazza che raccontava la sua esperienza. A quel punto mi sono convinta e ho chiamato il CFA per una consulenza. Mi sentivo molto sfiduciata ma l’incontro con il Prof. Brian Dale ha cambiato tutto: mi ha teso la mano e mi ha restituito la speranza. Da quel momento è iniziato un viaggio che io definisco il viaggio della speranza. Il percorso non è stato solo medico, ma anche emotivo: la psicologa del centro mi ha aiutato tantissimo a superare le mie paure profonde. Abbiamo trasferito due embrioni in terza giornata e, dopo dieci giorni, le Beta hanno confermato il miracolo. Ero incinta, al primo tentativo. Diventare mamma è stato per me una gioia indescrivibile. Mio figlio ha portato una luce immensa nella nostra vita e nella nostra famiglia.
Oggi, dopo tre anni, siamo tornati qui per dare un fratellino o una sorellina a nostro figlio. Stiamo seguendo l’approccio multidisciplinare del CFA e dopo un percorso nutrizionale che ha rimesso in sesto il nostro intestino siamo pronti a ricominciare una nuova stimolazione.
Grazie di cuore a tutto il centro per aver reso reale la famiglia che desideravamo e seguirci al meglio nella realizzazione dei nostri desideri. Il sole è davvero arrivato in casa nostra.“
Perché a volte una storia che sembra non avere possibilità ha semplicemente bisogno di essere guardata da una nuova prospettiva.
E se oggi questa famiglia ringrazia noi per averla accompagnata fin qui, siamo noi a sentirci profondamente grati per la fiducia ricevuta e per il privilegio di aver fatto parte di una storia capace di ricordarci, ogni giorno, perché abbiamo scelto di fare questo lavoro